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TRAMONTO

Le opere dialettali del teatro verista a cavallo dei due secoli, sono state spesso considerate inadeguate a raccontare passioni e drammi di autentici personaggi. Ed effettivamente, spesso il loro campo di azione sembra limitato al macchiettismo di figure che paion più caricature che non veri e propri esseri umani. E se questo è vero, per molto repertorio non lo è, per autori che hanno saputo innalzare la loro opera oltre i ristretti confini del localismo provinciale.

Ed è il caso dell'opera di Renato Simoni, Tramonto.

Non capita al suo esordio, proprio per il pregiudizio sulle opere non in lingua, la commedia seppe col tempo e con la forza della sua qualità collocarsi tra le opere più significative del teatro italiano del primo novecento.

Tramonto è un testo dove le dinamiche e le tensioni ricordano quelle del grande teatro di quell'epoca e i nomi di riferimento immediato sono quelli di Ibsen e Cechov.

C'è, nei personaggi di questa commedia drammatica, la tensione di una ricerca di sé e dei rapporti con gli altri che anticipa lo smarrimento dell'uomo del '900; c'è pure presa coscienza della donna che, con fatica e sofferenza, riesce ad emanciparsi da una condizione di sudditanza.

 

L'opera si svolge nell'interno claustrofobico di una casa patrizia, dove il conte Cesare esercita il suo potere assoluto, appoggiato dalla tetragona rigidità dell'anziana baronessa, sua madre. Ma il conte non potrà parare la vendetta di un subalterno scacciato, che gli ricorda il sospetto di un amante della Contessa, sua moglie. E sarà questa la scintilla che attizzerà l'incendio della sua anima. Crolleranno le sue certezze e la sua protervia si sgretolerà fino a paragonarsi ad un "Arlechin finto principe"! Ma nello sviluppo di questa tragedia familiare si muovono altri personaggi che stemperano la cupezza del dramma con la loro viva umanità, inconsapevoli testimoni del tramonto di un'epoca che pareva così carica di certezze e di riferimenti.

 

Scritto nel 1906 tramonto oggi si arricchisce del valore della preveggenza di quello che accadrà un decennio più tardi con lo stravolgimento di un mondo che finirà per sempre.

Quest'opera mantiene in ogni epoca la sua forza perché pare ammonire gli esseri umani di quanti vivano male la bellezza della vita che è loro concessa!

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Crediti

 

con 
interpreti / personaggi

Alessandro Tognetti / Il Conte Cesare

Alda Capodaglio / Eva, sua moglie

Maria Rosa Vittoria Maniscalco / la Baronessa, sua madre

Raffaello Padovan / ll dottore

Franco Favero / Don Sabino

Gino Trevisiol / Callisto, segretario comunale

Cinzia Mavaracchio / Ottavia, la governante

Cristina Cioffi / La Contessa Pivioto 

Alberto Dalla Tor / Buran, contadino

Nicola Nardi / Prospero Caola, contadino

Pasquale Dota / Marasca, il maestro

Alduina Lunetti / Marianna, sua sorella

di Renato Simoni

adattamento in due tempi e regia Franco Demaestri

scenografia Raffaello Padovan
grafica Franco Favero

produzione Compagnia Teatrale Soggetti Smarriti

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